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Vini Frizzanti


In termini non rigorosamente tecnici si può affermare che un vino frizzante si colloca, per quanto riguarda la sovrappressione dovuta al tenore di anidride carbonica, a metà strada tra un vino tranquillo (detto anche fermo) e un vino spumante. Occorre però fare attenzione a non considerare il vino frizzante una specie dello spumante, in quanto le due tipologie sono nettamente diverse per legge oltre che, ovviamente, per caratteristiche organolettiche. Infatti, le direttive europee[1] (quindi recepite nella legislazione nazionale, tra cui quella italiana) definiscono il vino frizzante (naturale) come "il prodotto che, conservato alla temperatura di 20 °C in recipienti chiusi, presenta una sovrappressione, dovuta all'anidride carbonica proveniente esclusivamente dalla fermentazione in soluzione, non inferiore a 1 bar e non superiore a 2,5 bar". Come per gli spumanti, esistono anche i vini frizzanti non naturali ovvero quelli gassificati (detti anche artificiali) ovvero quelli che presentano "una sovrappressione dovuta all'anidride carbonica in soluzione, totalmente o parzialmente aggiunta". In pratica, sono ottenuti insufflando la CO2 nel vino fermo. Sono di qualità mediocre rispetto a quelli naturali, ma assai meno costosi. Chiaramente, a seconda del livello di anidride carbonica, il vino frizzante può passare dall'essere appena mosso[2] (circa 1,3 bar) a "quasi spumante" (pari al livello massimo ammesso ovvero 2,5 bar; il livello minimo per lo spumante è invece 3,0 bar). Molti vini a denominazione di origine protetta hanno versioni frizzanti (a volte dette "vivaci"). La barbera è un vitigno che si presta bene per produrre vino frizzante, come pure la malvasia. Le denominazioni italiane più famose e con maggior consumo di tipologia frizzante sono senz'altro il prosecco e quelle a base lambrusco, senza dimenticare il celebre Moscato d'Asti. A parte casi rari (e assai pregiati-per i quali il disciplinare prevede una rifermentazione in bottiglia), il vino frizzante è ottenuto mediante elaborazione di tipo Charmat cioè in autoclave, chiaramente più breve di quella per produrre spumante.